La storia

 

L'isola resta disabitata fino alla fine del XVI° secolo, ma gli arabi la visitano sicuramente sin dal  X° secolo chiamandola "Diva Harab". 

Portoghesi e Olandesi. Nel 1511 il portoghese Domingo Fernandez la scopre, chiamandola "Ilha do Cerne" (isola del cigno), non si sa se per il nome della sua nave o in onore del nativo Dodo, che - secondo lui - era una specie di cigno. Un altro navigatore portoghese Don Diego Rodrigues nel 1528 scopre, a 560 km a nord-est, un'altra isola che da lui prese il nome di Rodrigues. Insieme con l'isola di Réunion, queste due isole furono chiamate Mascarenes, dal nome dell'ammiraglio portoghese Don Pedro Mascarenhas.
Nel 1598 gli olandesi, guidati dal vice ammiraglio Wybrandt van Warwick, sbarcano a Mauritius ma non trovano nessuno ad accoglierli. L'isola è disabitata. Il suo nome è un omaggio al governatore Maurice, principe d'Orange, campione dell'indipendenza dei Paesi Bassi. L'isola diventa scalo nella rotta olandese per le indie ma devono passare ancora 40 anni prima che gli olandesi si stabiliscano stabilmente sull'isola. In questi tempi la natura di Mauritius è incontaminata e la lontananza dal continente africano ne determinano l'unicità della flora e della fauna. Gli insediamenti olandesi sono scarsi ma, ciò nonostante, producono gravi danni alle ricchezze dell'isola come l'abbattimento totale delle foreste di ebano e l'estinzione del Dodo (in portoghese significa "stupido"), uno strano uccello, grande come un tacchino e dalle carni prelibate, che diventerà successivamente simbolo dell'isola. Gli olandesi portano nell'isola gli schiavi africani, introducono il cervo, portato da Giava, ed il cinghiale selvatico. Nell'isola non vengono impiantate colture stabili ma si introducono le prime piante del tabacco e della canna da zucchero, che caratterizzeranno successivamente l'economia di Mauritius. Nel 1710 gli olandesi abbandonano per sempre l'isola per Città del Capo.

Francesi. Dopo cinque anni arrivano i francesi, rivendicano la proprietà dell'isola alla Francia e la ribattezzano Ilê de France. L'isola viene affidata alla Compagnie des Indes Orientales per farne una importante base mercantile. L'insediamento definitivo dell'isola e i massicci arrivi dei coloni si ha dal 1721. Nascono le prime piantagioni estensive e i coloni francesi costruiscono case e ville, raffinerie per la lavorazione della canna da zucchero, porti e strade. L'isola diventa famosa anche in madrepatria. Aumenta anche la sua importanza strategica in tutto l'Oceano Indiano, diventando base navale permanente e rifugio di corsari che contrastano la flotta inglese ed i suoi traffici verso l'estremo oriente. Il più famoso di questi corsari francesi di Mauritius fu Robert Surcouf. La ritorsione inglese non si fa attendere.

Inglesi. Nel 1810, durante le guerre napoleoniche,  l'isola viene conquistata dagli inglesi che sbarcano a Cap Malheureux, sulla costa settentrionale, e prendono il controllo dell'isola. Nel 1814 il trattato di Parigi da agli inglesi l'Ilê de France, insieme con Rodrigues e Seychelles. Gli inglesi cambiano di nuovo il nome dell'isola in Mauritius, permettendo comunque ai francesi di Mauritius di conservare la lingua, la religione ed il sistema legislativo. Nel 1835 gli schiavi sono liberarti e sostituiti con lavoratori provenienti dall'India e dalla Cina. Per 150 anni il mercato internazionale dello zucchero, aperto dagli inglesi, è la principale fonte di reddito di Mauritius, permettendo ai Francesi di Mauritius di accumulare grandi ricchezze.  Il dominio inglese e la relativa vicinanza con l'India, gioiello della corona, fanno crescere l'importanza commerciale di Mauritius e sostengono lo sviluppo delle imprese locali. Nasce anche una industria tessile di grande rilevanza.
Per tutto l'Ottocento Mauritius gode di un favorevole periodo di relativo benessere e di tranquillità. La fama delle sue bellezze naturali (la barriera corallina, le foreste, le cascate, il clima) attira viaggiatori e anche ospiti illustri. "Una terra profumata e baciata dalle carezze del sole" scrive Charles Baudelaire. Anche M. Twain, J. Conrad, C. Darwin passano dall'isola. A fine secolo incomincia il declino, dovuto in gran parte all'apertura del Canale di Suez che la esclude dai grandi traffici marittimi. I lavoratori indiani sono intanto aumentati considerevolmente e nel 1901 il Mahatma Gandhi - leader indiano politico e religioso - visita l'isola di Mauritius per promuovere i diritti civili. La prima e la seconda guerra mondiale non coinvolsero in modo particolare l'isola, che è stata invece maggiormente sconvolta nei secoli da grandi cicloni e da epidemie malariche (nel 1867 morì la metà degli abitanti di Port Louis). 

Indipendenza.  Il 12 Marzo 1968 è l'anno della dichiarazione di indipendenza. Sir Seewoosagur Ramgoolam, eletto primo ministro, rimane in carica per i successivi 13 anni. Fino alla morte, avvenuta nel 1986, ha continuato a meritare la fama di grande leader. Nel 1992 sia ha la trasformazione in repubblica parlamentare.

Oggi Mauritius è un paese prospero in cui la disoccupazione non esiste. Le industrie tipiche (canna da zucchero, tessile, alla quale sono attualmente interessati numerosi produttori europei, e turismo) hanno vissuto un nuovo sviluppo. Dal 1970 Mauritius è zona franca (la prima dell'Oceano Indiano) ed ha visto crescere la sua importanza commerciale e finanziaria con la nascita di società di import/export verso il mercato globale. Negli ultimi anni ha vissuto un forte sviluppo il settore informatico e si è sempre più affinata l'offerta turistica, tra le più articolate al mondo.

La repubblica indipendente è saldamente guidata dagli indiani (70% della popolazione) mentre le attività economiche sono in mano ai cinesi, molti della provincia di Canton, e musulmani.